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Cominciamo subito. Nel suggerirvi le commedie non seguirò un filo logico nè un ordine di preferenza personale ( in più occasioni del percorso mi troverei in difficoltà a scegliere quale preferisco, per cui ho deciso di procedere random ). La prima commedia di Eduardo che vi consiglio è “Ditegli sempre di sì, del ’27, appartenente alla Cantata dei giorni pari ed è, a mio parere, l’opera in cui la capacità espressiva, la mimica facciale di Eduardo raggiungono il punto più alto: incredibili occhi spiritati, tic facciali e sopracciglia sollevate. Il volto del Maestro disegna una seconda storia, esclusivamente visiva, che procede parallelamente alla trama.

Soggetto

Dopo un anno di permanenza forzata di manicomio, Michele Murri ritorna a casa, accolto affettuosamente dalla sorella Teresina.

Prima della cura Michele “non ragionava”, ma dopo la “guarigione”  non perde occasione per vantare il suo pensiero logico, impeccabilmente razionale – “Lo vedi come fila il ragionamento? Eh?” – . Questo perchè durante la sua permanenza nel luogo che odia sentir nominare, gli è stato insegnato a ragionare ad ogni costo, “Devi vedere come ragiono io! Terè, io seziono il capello!”

Ed è proprio qui che casca l’asino. Michele, di cui nessuno sospetta i disturbi, poichè amici e conoscenti tutti lo credono rientrato da un viaggio d’affari, non è in grado di comprendere metafore o esempi, e prende tutto alla lettera. Si agita quando vede che le persone intorno a lui non seguono binari “logici”, esclamando “Qui si deve ragionare!” e va letteralmente in tilt quando sente recitare una poesia. Agli occhi dello spettatore onnisciente Michele è palesemente disturbato, ma il bello è che nessuno dei personaggi che incontra se ne accorge.

Questo è il paradosso della follia. Il tema della pazzia in questa farsa ha un forte retrogusto pirandelliano. Il protagonista è convinto di essere dalla parte della ragione, e che siano gli altri a dire cose contraddittorie o imprecise, e a fare cose strane.

Quando un amico di famiglia gli dice “Io per mio fratello non esisto più, sono morto”, Michele si convince che quegli sia davvero morto, e qual è la conseguenza logica? Scrivere un telegramma urgente al fratello del “defunto” per metterlo al corrente…

Altro equivoco che si scatena nella sua mente? I commensali di un allegro pranzo estivo a Torre del Greco lamentano la scomodità dei bottoni alle giacche, “Sentite, i bottoni sono insopportabili“, “Io odio i bottoni!“. Conseguenza? Michele, di nascosto, stacca tutti i bottoni dalle giacche degli ospiti.

In poche parole l’uomo non riesce a comprendere il comportamento dei personaggi che lo circondano, che hanno, sì, qualche “stravaganza”, ma stranezze umane, di tutti i giorni e che tutti noi abbiamo e tolleriamo negli altri con la flessibilità mentale naturale che il folle non ha.

In un paio di giorni riesce a combinare diversi guai, ingarbugliando una serie di situazioni contingenti; ad esempio fa credere al padrone di casa che Teresa sia innamorata di lui solo perchè la donna, parlando distrattamente, aveva affermato che le sarebbe piaciuto sposare “un Don Giovanni Altamura”. Un’altra menzogna? Dice ad un’amica di Teresa che il suo fidanzato ha vinto una quaterna di 3 milioni. Gli episodi diventano sempre più gravi, in un climax ascendente, fino a quando qualcuno rischia la pelle.

Fonti: Copertina qui, info qui