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Nel mio quotidiano esercito un’attenzione maniacale in tutte le piccole cose che faccio. Parlo delle routine, ossia delle azioni che vanno ripetute più volte alla settimana o al giorno, non parlo di attività lavorative, che nel mio caso sono sempre diverse.

Mi rendo conto che una serie di meccanismi che per me sono chiari ed evidenti, risultano incomprensibili agli occhi di altre persone, soprattutto degli uomini.
Mi spiego: mettiamo che due persone condividano uno spazio, e delle attività che vi si fanno. Naturalmente, con l’esperienza, i loro gesti saranno sempre più sicuri e il margine di errore si abbasserà. Nel caso parlassimo di un appartamento, ad esempio, eviteranno di accendere due elettrodomestici contemporaneamente, o di poggiare quella padella troppo pesante nella credenza. Fin qui tutto normale: errore – esperienza – correzione.


Quello che però l’uomo maschio non riesce a fare (quando non vuole, diciamolo, che non è stupido) è aggiungere un “comando” di secondo o terzo livello alla routine già nota.
Esempio: le due persone che dicevo poc’anzi sono solite fare molte volte al girono il caffè, diciamo per semplificare tre volte. Tre macchinette al giorno significa un consumo di sei tazzine. Ogni giorno sei tazzine sporche. Ipotizziamo che il loro set da caffè sia costituito da dodici tazzine. Capite bene che, se non si crea un ciclo virtuoso e automatico di raccolta e lavaggio delle tazzine, già dalla terza mattina non avranno come bere il caffè, perché tutte le tazzine saranno sporche. E questo a lungo andare diventerebbe una seccatura, quindi ci vuole un metodo.


La donna, chissà perché, si rende conto subito di questa piccola problematica. Non dopo 3 giorni di convivenza, o 10 o 20, ma il giorno stesso che le hanno regalato le tazzine e le ha guardate nella scatola. Già immaginava la casa disseminata di tazzine sporche di caffè presi qua e là: in cucina, sul comodino di lui e su quello di lei, nello studio e sul tavolino in salotto, o in bagno persino. Fuori al balcone, d’estate.

Dopo l’intuizione, comincia l’esperienza tazzine. A fine giornata le tazzine sono ovunque: in cucina, sul comodino di lui e su quello di lei, nello studio e sul tavolino in salotto e in bagno.
La donna allora dice all’uomo: «Caro, visto che spesso beviamo il caffè in giro per casa, prima di mettere a lavare i piatti vanno cercate tutte le tazzine e portate in cucina». Comando di base.

L’uomo apprende il comando e lo mette in pratica. Ogni volta, prima di lavare i piatti o di fare la lavastoviglie, l’uomo cerca tutte le tazzine e le porta in cucina.
Poi la donna (o se preferite, la coscienza collettiva di tutte le madri che l’hanno preceduta al mondo, dai tempi della caverna) dice all’uomo: «Quando le tazzine sono state lavate e sono pulite, vanno messe a sgocciolare nella credenza, sul ripiano più basso, accanto ai bicchieri»,
Anche questo secondo comando viene eseguito da entrambi i coniugi senza grossi problemi.


Poi la donna vorrebbe dire all’uomo:«Caro, quando le tazzine sono fresche di lavastoviglie, forse non è il caso di ammassarle tutte e dodici sullo stesso ripiano della credenza che straborda (ricordi quando è crollata per via del troppo peso?), ma magari metterne sei sul ripiano superiore».

Questo comando però manda in confusione l’uomo, perché è in contraddizione con il precedente e implica una zona grigia, uno sforzo decisionale oltre che meccanico, in quanto il soggetto dovrebbe definire ogni volta se le tazzine pulite sono tante o poche, quindi se conviene seguire l’opzione A o la B.


Se a questo aggiungiamo il fatto che la donna ha stabilito, col tempo, che è preferibile portare le tazzine in cucina APPENA si è finito di bere, in qualunque stanza e momento ci si trovi, perché tanto prima o poi va fatto ma almeno facendolo prima la casa è più ordinata; e se a questo aggiungiamo anche il fatto che quando è sola ha preso l’abitudine di prendere il caffè rimanendo in cucina, per evitare tutto il giro della tazzina, capiamo bene che l’uomo non potrebbe mai assorbire tali ulteriori indicazioni, per una cosa di scarsa importanza, senza mettersi a sbraitare e ribellarsi.
Ecco che la donna, per evitare inutili discussioni, comincia a gestire autonomamente il business delle tazzine, dall’uso alla raccolta fino allo smaltimento, nelle modalità che le sono risultate più comode e convenienti secondo esperienza, senza coinvolgere l’uomo, e anzi, proprio sotto al naso di costui che neanche si accorge che, di tazzine in giro per casa, miracolosamente non ce ne sono più, che la credenza non è più crollata, e che ci sono sempre sei tazzine pulite sul ripiano superiore.


Bene, moltiplichiamo il metodo che prevede il perfezionamento di una routine, al fine di ottimizzare tempo e risorse, per centinaia e centinaia di piccoli gesti, e avremo l’idea di quanto poi le due strade mentali divergano.
In conclusione, mi piacerebbe sapere se tale approccio è solo una mia malattia mentale o affligge altre persone nel mondo, e se secondo voi è possibile educare i meno attenti, facendo però capire loro che non si tratta di un’insieme di regole per ossessivi compulsivi – spero – , ma di un approccio mentale scalabile finalizzato al risparmio di risorse.